Per decenni lo Stretto di Hormuz è stato considerato il più importante chokepoint marittimo del mondo. Ogni crisi che coinvolge l’Iran riaccende il timore di interruzioni nelle forniture energetiche, sequestri di petroliere e impennate dei prezzi del petrolio. Eppure il baricentro strategico dell’Asia si sta progressivamente spostando verso est. Per la Cina, lo Stretto di Malacca rappresenta una vulnerabilità strategica ancora più profonda e, nel lungo periodo, più difficile da gestire rispetto a Hormuz.
Malacca è il principale corridoio marittimo tra l’Oceano Indiano, il Mar Cinese Meridionale e le economie industriali dell’Asia orientale. Una quota significativa del commercio mondiale via mare attraversa le acque relativamente ristrette comprese tra Indonesia, Malaysia e Singapore.
Da questa dipendenza nasce quello che gli strateghi cinesi definiscono il Malacca Dilemma. La preoccupazione di Pechino non riguarda soltanto la pirateria o l’instabilità regionale. Il problema centrale è che la principale arteria commerciale della Cina attraversa acque che non controlla e che, in caso di un grande conflitto, potrebbero essere monitorate, limitate o interdette da potenze marittime rivali.






