Pechino non ha alternative efficienti allo stretto tra Indonesia, Malesia e Singapore. Una parte consistente delle petroliere dirette in Cina sarebbe costretta a deviare verso gli stretti indonesiani di Lombok o della Sonda, allungando le rotte tra Golfo Persico ed Asia orientale. Da anni i cinesi provano a ridurre tale dipendenzaShanghai – Le ruspe sono già al lavoro per costruire, su uno dei territori più incontaminati e ricchi di biodiversità del pianeta, una città, un porto, un aeroporto civile-militare, una centrale elettrica e infrastrutture logistiche, a 140 chilometri dall’imbocco dello Stretto di Malacca. Quello che avanza nell’isola indiana di Great Nicobar è un «genocidio in nome del mega-sviluppo», secondo la ong Survival International. Il riferimento è ai 1.200 indigeni cacciatori-raccoglitori, nicobaresi e Per continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Michelangelo CoccoAnalista politico del Centro studi sulla Cina Contemporanea. Ex corrispondente da Pechino per il quotidiano il manifesto, è autore di Una Cina "perfetta" - La Nuova era del PCC tra ideologia e controllo sociale (Carocci editore, 2020) e Xi, Xi, Xi - Il XX Congresso del Partito comunista e la Cina nel mondo post-pandemia (Carocci editore, 2022). Vive tra l'Italia e la Repubblica popolare cinese.
La Cina prende appunti dalla crisi di Hormuz, il dilemma di Malacca è ancora più urgente
Pechino non ha alternative efficienti allo stretto tra Indonesia, Malesia e Singapore. Una parte consistente delle petroliere dirette in Cina sarebbe costretta a deviare verso gli stretti indonesiani di Lombok o della Sonda, allungando le rotte tra Golfo Persico ed Asia orientale. Da anni i cinesi provano a ridurre tale dipendenza










