È stata la petroliera Rich Starry, battente bandiera del Malawi ma di proprietà cinese la prima nave che ha provato a sfidare il blocco dello Stretto di Hormuz imposto dagli Stati Uniti. Seguito immediato alla dura reazione che all’annuncio di Donald Trump aveva dato il portavoce del ministero degli Esteri cinese Guo Jiakun. «Lo Stretto di Hormuz è una rotta commerciale internazionale importante per merci ed energia, e mantenerne sicurezza, stabilità e libero passaggio è nell’interesse comune della comunità internazionale. Alla radice degli ostacoli alla navigazione nello Stretto c’è la guerra con l’Iran. La soluzione a questo problema è un cessate il fuoco immediato e la fine delle ostilità. Tutte le parti devono mantenere la calma e agire con moderazione, e la Cina è pronta a continuare a svolgere un ruolo positivo e costruttivo». Ma il presidente americano ha poi minacciato anche di imporre dazi punitivi del 50% su ogni tipo di merce esportata negli Usa da Paesi che forniscano armi letali o supporto tecnologico militare all’Iran: una decisione venuta dopo i recenti report dell’intelligence americana che ipotizzano il trasferimento di sistemi missilistici terra-aria a Teheran, proprio mentre i colloqui di pace a Islamabad sembrano in un punto di stallo critico.
Cina, i 270 miliardi di interessi in Medio Oriente: tutto torna | Libero Quotidiano.it
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