Ancora una volta, partiamo da Islamabad per tentare di capire cosa sta accadendo nell’area del Golfo Persico, che è diventata il baricentro del modo: non che prima non lo fosse, però soltanto oggi ce ne rendiamo conto con una consapevolezza che, forse, non tutti avevano. Sappiamo che il presidente cinese, Xi Jinping, ha già presentato una proposta in quattro punti, con l’intento di promuovere la pace e la stabilità nella regione del Golfo, individuando nel Pakistan – che formalmente ha accolto l'iniziativa – il partner adatto a poter costruire una cooperazione regionale. Le quattro proposte avanzate dalla Cina sono state vagliate e condivise nel più ampio contesto scaturito dall'approfondimento della cornice strategica sino-pakistana e rivolta alle questioni mediorientali di più scottante attualità. Del resto, sono note a tutti le tensioni in corso e le negative influenze esercitate sulla sicurezza energetica e sulle rotte commerciali fondamentali non solo per l'economia pakistana ma per l’economia industriale dell’intero pianeta. Da questa prospettiva, dunque, appare comprensibile il pieno sostegno del Pakistan alle proposte cinesi, considerandole allineate alla linea politica tenuta da Islamabad e che riguarda la sovranità, la convivenza pacifica e la stabilità necessaria al percorso di sviluppo intrapreso dal governo, guidato dall'attuale primo ministro, Shehbaz Sharif, in carica dal 3 marzo 2024.