Da bandiera di comodo a scomoda bandiera. Sempre più navi stanno voltando le spalle a Panama, issando altri vessilli: ad aprile oltre 80 navi hanno abbandonato il più antico registro navale internazionale al mondo, istituito nel lontano 1917 e affermatosi nel tempo come il più importante, a favore di altri in costante ascesa come quelli di Isole Marshall e Liberia. A maggio, poi, sono salite a 150 le navi che hanno cambiato sede di registrazione. Per quanto contenuto rispetto alle dimensioni imponenti del registro, un esodo di tali dimensioni dalla bandiera panamense non si era mai visto. E in effetti non è frutto del caso: c'è la mano cinese dietro. La questione, apparentemente circoscritta al mondo del trasporto marittimo, cela infatti la più ampia, grave e non ancora risolta disputa geopolitica tra Stati Uniti e Cina sul controllo del Canale di Panama. Per comprenderla, serve fare un passo indietro. Pechino non sembra infatti aver smaltito la rabbia, né tantomeno essersi rassegnata alla perdita delle concessioni nei porti alle due estremità della via marittima artificiale. E ora sta chiedendo a Panama City di pagare il conto, colpendo uno dei suoi business marittimi più redditizi, anche se molto lontano dai ricavi generati dalla gestione del traffico lungo l'infrastruttura fisica: la sua bandiera.