È in corso dalle 11 nel padiglione 18 dell'ospedale Sant'Orsola di Bologna l'autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino morto domenica scorsa a Bologna durante un intervento della polizia. L'esame autoptico è stato disposto questa mattina in procura.
Ieri intanto è stata eseguita una tac ossea, in via preliminare in vista dell'esame di oggi.
Si procede nell'ambito del fascicolo per omicidio colposo, che coinvolge, non come indagati ma come persone iscritte nel registro per le annotazioni preliminari, i due poliziotti e i quattro operatori della Croce Rossa intervenuti. Ai medici i pm chiedono di procedere a esami istologici, tossicologici e di verificare la correttezza delle manovre rianimatorie poste in essere dai sanitari. I termini assegnati dalla procura per l'autopsia sono di 90 giorni. "L'autopsia dovrà chiarire le cause della morte - ha sottolineato l'avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti - e tutto quello che ci è ruotato attorno, sull'intervento dei poliziotti e dei sanitari, ovviamente anche sulle condizioni di quest'uomo prima che tutto ciò accadesse".
Dopo l'accesso al pronto soccorso all'ospedale Maggiore di Bologna del 20 giugno, per un problema di tipo psichiatrico, Abderrahim Fakir fu inviato al centro di salute mentale (Csm), dove si presentò nei giorni successivi. Secondo quanto risulta all'ANSA, al Csm il 42enne, morto il 19 luglio al Pilastro, fu visitato e gli fu fatta una prima diagnosi e confermata una terapia. Quindi gli venne dato un appuntamento per un secondo incontro per i primi giorni di agosto, per proseguire.













