Ha preso il via nel padiglione 18 dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna l’ispezione autoptica sul corpo di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne di origine marocchina deceduto domenica scorsa durante un fermo di polizia. L’esame è stato conferito dalla Procura di Bologna nell’ambito di un fascicolo di indagine aperto per omicidio colposo, all’interno del quale risultano annotati nel registro preliminare due poliziotti e quattro soccorritori della Croce Rossa. I magistrati hanno assegnato ai consulenti tecnici un termine di novanta giorni per completare le analisi, richiedendo approfondimenti istologici, esami tossicologici e una verifica puntuale sulla correttezza delle manovre rianimatorie praticate sul posto.
“L’autopsia dovrà chiarire le cause della morte – ha sottolineato l’avvocato Gabriele Bordoni, che assiste i due poliziotti – e tutto quello che ci è ruotato attorno, sull’intervento dei poliziotti e dei sanitari, ovviamente anche sulle condizioni di quest’uomo prima che tutto ciò accadesse”.
Il nodo della TAC e le risultanze sulle vie aeree
Nel contesto investigativo s’inseriscono i primi riscontri diagnostici, in particolare la TAC eseguita prima degli esami autoptici dalla quale emergerebbe una severa compromissione delle vie respiratorie. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, il blocco respiratorio potrebbe essere stato causato da una pressione prolungata sul torace della vittima durante le fasi del blocco a terra. L’impianto difensivo attende tuttavia le valutazioni dei propri periti di parte per confermare le evidenze emerse dal tracciato clinico.










