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Redazione Milano

L'omicidio di Manuel Mastrapasqua due anni fa a Rozzano. La decisione della Corte d'Appello, dopo la conferma della condanna a 27 anni: anche se i parenti hanno manifestato una «chiusura umanamente comprensibile», l'assassino avvierà il «percorso di riconciliazione» con «una vittima surrogata»

A Daniele Rezza va data «l'ultima opportunità istituzionale» per «tentare un suo effettivo recupero sociale», dato che è «tuttora incapace di assumersi, appieno e sino in fondo, le proprie responsabilità». Lo scrive la Corte d'Assise d'appello di Milano che, dopo aver confermato il 20 luglio la condanna a 27 anni per il 21enne che ha ucciso nel 2024 con una coltellata al cuore il 31enne Manuel Mastrapasqua per portargli via delle cuffie wireless da 14 euro, lo ha ammesso ora ad un percorso di giustizia riparativa. E ciò anche se la famiglia della vittima era contraria e ha manifestato una «chiusura umanamente comprensibile».

Nell'ordinanza di sei pagine la Corte (togati Ivana Caputo e Franca Anelli) spiega che «i programmi riparativi» sono «configurati dalla legge per essere svolti nell'interesse dell'autore e delle vittime del reato». E che, dunque, l'istanza di accesso alla giustizia riparativa presentata da Rezza, con l'avvocata Tiziana Bacicca, poteva essere respinta limitandosi a «constatare il "disinteresse" delle vittime specifiche dissenzienti», che hanno avuto, si legge, comportamenti di «aperta ostilità». E ciò quando Rezza in aula ha provato a chiedere scusa. Scuse vissute «come una oltraggiosa provocazione» dalla madre e dai fratelli di Manuel, parti civili con la legale Roberta Minotti. «Le scuse chieste dopo un anno non valgono niente e non me ne faccio niente», aveva detto il fratello dopo la sentenza in appello.