Un'ultima opportunità Nel caso di Rezza, secondo la Corte, è dunque utile un "percorso di riconciliazione", anche con una cosiddetta "vittima surrogata", ossia di un altro fatto. All'omicida va concessa un'ultima opportunità, prevista dall'ordinamento, non solo per "il riconoscimento della vittima del reato", ma anche per una sua "responsabilizzazione" e per la "ricostituzione dei legami con la comunità". La pena che gli è stata inflitta è "severa" e "adeguata", dicono i giudici, ma bisogna guardare anche alla "rieducazione e al futuro reinserimento". I magistrati mettono nero su bianco che, in sostanza, finora la detenzione di due anni non è servita a nulla su questo fronte. Non è trascorsa settimana, scrivono, senza un rapporto disciplinare nei suoi confronti "per intemperanze", "esplosioni di ira" e "aggressioni".