La Corte d’assise d’appello di Milano non ha riconosciuto l'aggravante dei futili motivi ma ha comunque confermato i 27 anni di condanna. Per Daniele Rezza che quasi due anni fa uccise Manuel Mastrapasqua per un paio di cuffie da 14 euro a Rozzano nei fatti cambia ben poco. Il ventunenne ascolta il verdetto nella gabbia dell'aula milanese, al di là del vetro a pochi metri c'è la famiglia della vittima, la mamma con gli altri due figli, Michael e Marika.

I giudici in secondo grado hanno riconosciuto le accuse di omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa, con attenuanti generiche equivalenti, e di rapina aggravata. Di fatto accogliendo l'impostazione della procura generale, che con la sostituta pg Olimpia Bossi aveva chiesto di confermare la condanna di primo grado a 27 anni di reclusione. Non sembra aver avuto un peso a livello giudiziario la richiesta di scuse che l'imputato aveva formulato durante il processo d'appello.

Lo scorso marzo Rezza, 21 anni, aveva preso la parola per poche dichiarazioni e per dire che prova “dispiacere verso la famiglia: non volevo togliergli la vita, posso dire tante volte scusa, ma ho capito in questo anno e mezzo che non posso dare indietro un figlio, un fratello”. E' il fratello minore di Manuel, Michael, che si fa carico di prendere la parola dopo la lettura della sentenza per dire che "siamo soddisfatti che non abbiano abbassato la pena ma delle sue scuse, oggi, non ce ne facciamo niente. Abbiamo dato parere negativo alla sua richiesta di giustizia riparativa, non c'è nulla che possa farci cambiare idea".