Dietro l’impulso di dire agli altri come risolvere un problema si nascondono il bisogno di controllo e la difficoltà di sopportare la loro sofferenza. Eppure spesso basta ascoltare
“Devi farlo”. “Dai retta a me”. “Manda quel curriculum”. “Quella persona non fa per te”. “Trasferisciti in un’altra città”. “Lascia il lavoro”. Frasi come queste si sentono spesso nelle conversazioni tra amici, familiari o colleghi. Succede soprattutto quando il confine tra premura, empatia e controllo è labile.
Alcune persone, a quanto pare, sentono il bisogno costante di dare consigli, anche quando non sono richiesti. Credono di fare qualcosa di buono, ma spesso finiscono per intromettersi nella vita degli altri e, a volte, per rovinare i rapporti. E chi riceve questi consigli non sempre sa come mettere fine a questa invadenza senza sembrare scortese.
Un parere non richiesto può essere recepito come una forma di sfiducia che contiene un messaggio implicito: “Non sai gestire la tua vita, ti spiego io come devi fare”. Questa sensazione può provocare sensi di colpa, diffidenza o perfino distacco, soprattutto quando i consigli arrivano da qualcuno con cui si ha un rapporto profondo.
La tendenza di alcune persone che non riescono a smettere di dare consigli è legata al bisogno di controllo, al desiderio di sentirsi utili o di ottenere una validazione emotiva, ma anche ai codici culturali che giustificano l’invadenza sotto il pretesto del “fare qualcosa per il bene altrui”. Per queste persone dare consigli è una forma di premura, certo, ma può anche essere un modo per ridurre il proprio disagio.







