Nel gennaio del 2025 DeepSeek, un’azienda cinese all’epoca sconosciuta, mise online un modello di intelligenza artificiale (AI) che si rivelò in grado di competere con quelli più avanzati di OpenAI, l’azienda di ChatGPT. All’epoca DeepSeek fu una tale sorpresa per il settore tecnologico statunitense da essere paragonata al lancio dello Sputnik, il satellite sovietico che diede inizio alla cosiddetta “corsa allo spazio” con gli Stati Uniti.
Nonostante il panico iniziale, il settore tecnologico statunitense ha da allora mantenuto il primato nell’ambito delle AI. La scorsa settimana, però, due aziende cinesi, Moonshot AI e Alibaba Cloud, hanno messo online due nuovi modelli, Kimi K3 e Qwen3.8, in grado di rivaleggiare con i migliori di OpenAI e Anthropic soprattutto in alcuni benchmark, i test standardizzati con cui vengono messe alla prova le AI. Le loro performance hanno provocato pesanti perdite in borsa, alimentando i sospetti di chi crede che il divario tra Cina e Stati Uniti nel settore sia ormai colmato.
Il divario in realtà resta, anche se le aziende cinesi impiegano sempre meno tempo per replicare i progressi di quelle statunitensi. Il settore tecnologico cinese, inoltre, sta cambiando radicalmente il mercato delle AI con un’offerta di modelli molto più economici di quelli statunitensi. Per riuscirci, ha dovuto cercare metodi alternativi per sviluppare le AI senza grandi quantità di GPU, le unità di elaborazione grafica necessarie al loro funzionamento, che il governo degli Stati Uniti vieta da anni di esportare in Cina (specialmente quelle più potenti, prodotte da società statunitensi come Nvidia). I progressi degli ultimi mesi suggeriscono che questi metodi stiano funzionando.
















