A poco più di un anno dal caso della Deepseek, un’altra azienda tecnologica cinese ha dato un tremendo scossone al mercato dell’intelligenza artificiale (ia). Questa volta è stata la Moonshot, che il 17 luglio ha lanciato il suo ultimo modello, Kimi K3, sostenendo che non ha niente da invidiare ai prodotti di punta di rivali come l’OpenAi e l’Anthropic e che – cosa di estrema importanza – funziona a costi nettamente più bassi. Negli Stati Uniti le azioni della Silicon valley sono andate giù in picchiata e tra molti top manager sorge addirittura il dubbio se non sia il caso di togliere le restrizioni all’uso delle tecnologie cinesi. I dati più recenti dicono che le aziende statunitensi ricorrono sempre più a modelli di ia cinesi perché quelli locali costano troppo.

Da tempo, intanto, studiosi e osservatori si chiedono se ormai l’ascesa del paese asiatico sia inarrestabile e destinata a travolgere l’occidente. Non solo nel campo dell’ia. La paura regna per esempio in Europa, dove la sua principale economia, la Germania, è in preda al panico da quando una delle sue aziende più importanti, la Volkswagen, ha dichiarato che vuole chiudere quattro fabbriche e tagliare centomila posti di lavoro, aprendo una fase di scontri durissimi con i sindacati. Il gruppo prevede di ridurre del 20 per cento i costi strutturali, dimezzare i modelli e tagliare la produzione da dodici a nove milioni di auto all’anno.