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Maria Giovanna Faiella

Negli ultimi vent'anni la mortalità da calore è aumentata del 54% tra gli over 65. Le indicazioni di Simeu per riconoscere e trattare subito le patologie da calore, «un'emergenza tempo-dipendente». Il raffreddamento va iniziato sul posto, non in ospedale. Percorsi prefenziali per i pazienti più a rischio

Senza trattamento tempestivo, la mortalità da classico colpo di calore può raggiungere l'80%, secondo i dati della letteratura scientifica internazionale sulle patologie correlate al caldo (heat-related illnesses). Partendo da questi dati, la Società italiana di Medicina d’Emergenza-Urgenza (Simeu) ha realizzato un Position Paper «Percorso Calore» per uniformare su scala nazionale il riconoscimento e il trattamento delle patologie da calore. Tra l'altro, fissa come obiettivo operativo il raggiungimento di una temperatura centrale sotto i 39 gradi entro trenta minuti dal riconoscimento, poiché «con diagnosi precoce e raffreddamento immediato la mortalità si riduce sensibilmente, mentre cresce in modo marcato quando il trattamento viene ritardato» sottolinea la Società scientifica.

Perché occorre un percorso strutturatoNegli ultimi vent'anni, secondo le stime del Lancet Countdown on Health and Climate Change la mortalità correlata al calore tra le persone con più di 65 anni è aumentata del 54%; stime di recente aggiornate al rialzo dall'Organizzazione mondiale della sanità, secondo cui la mortalità di ultra 65enni correlata al caldo è aumentata di circa l'85% tra il periodo che va dal 2000-2004 al 2017-2021 (si legga qui).Quanto al nostro Paese, uno studio pubblicato su Nature Medicine ha quantificato la mortalità da calore in Europa nell'estate 2022: «61.672 decessi complessivi, di cui 18.010 in Italia, il numero più alto d'Europa, con anche il tasso più elevato: 295 decessi per milione di abitanti» fa notare Simeu.