Anche i kompagni sbagliano.Sì, anche quelli (apparentemente) più duri e più critici verso chiunque. Ovviamente a destra. È il caso di Ilaria Salis, condannata per aver licenziato in tronco i suoi due collaboratori.Per il tribunale di Milano la pasionaria di Avs dovrà risarcire i suoi ex collaboratori parlamentari con ben 300 mila euro.L’onorevole deputata li ha lasciati a casa (a dire della sentenza) senza preavviso e un reale motivo. Pare che non andassero più d’accordo. Così il contratto stipulato fino alla fine della legislatura, nel 2029, è stato stracciato. Guai a chiedere conto ai politici di area. Nessuno vuole parlarne. Molti si trincerano dietro al noto «non conosco le carte».Solo Susanna Camusso, donna del sindacato rosso, senatrice Pd, alla guida per molti anni della Cgil, dopo qualche «insistenza» si è sbottonata. Ilaria Salis? «Beh, se è come leggo ha sbagliato! Si tratta di un licenziamento senza giustificato motivo e, come tale, è illegittimo». Per la donna del sindacato «quando non c’è più un rapporto di fiducia tra il datore di lavoro e il lavoratore, vuol dire che si trovano delle soluzioni, si costruiscono delle soluzioni consensuali. Se si sceglie la strada del licenziamento, io penso che sia giusto che il lavoratore si difenda».Insomma, Susanna Camusso non ha dubbi su che parte stare e scarica Ilaria Salis e il suo modus operandi. «Penso che chiunque abbia un po’ di sensibilità non utilizzi lo strumento del licenziamento di fronte a delle difficoltà, ma provi a costruire delle soluzioni.Oppure applica il diritto e il diritto non prevede il licenziamento». Poi attacca anche il tipo di contratto stipulato. «Se pensi di avere un rapporto di lavoro dipendente, non fai una partita Iva e non fai una collaborazione: fai un rapporto di lavoro dipendente, come dovrebbe essere regolarmente fatto.Anche i collaboratori dei parlamentari devono avere contratti regolari, regole chiare, e questo forse porterebbe trasparenza in molte cose».