Il Clostridioides difficile – per anni noto come Clostridium difficile, denominazione ancora oggi la più diffusa – è un batterio anaerobio sporigeno che può vivere nell'intestino senza provocare alcun disturbo. Diventa pericoloso quando l'equilibrio della flora intestinale si altera e il batterio prolifera producendo tossine che infiammano il colon. È la principale causa di diarrea associata all'assistenza sanitaria nei Paesi industrializzati.
Il suo nome è tornato d'attualità dopo la morte di un bambino di 18 mesi all'ospedale di Catanzaro e il ricovero di altri quattro piccoli che frequentavano lo stesso asilo nido nel Vibonese: la Procura di Vibo Valentia ha aperto un'inchiesta e disposto l'autopsia, ma al momento nessun collegamento tra il batterio e il decesso è stato accertato. Sono in corso analisi approfondite sui campioni biologici prelevati sia dal bimbo deceduto sia dagli altri piccoli che sono stati ricoverati con sintomi simili. Solo l'isolamento in laboratorio del Clostridium difficile (o di un altro eventuale patogeno) nei diversi soggetti potrà confermare l'esistenza di un focolaio epidemico.Che cos'è
Si tratta di un batterio Gram-positivo - come si legge sul sito di humanitas.it - che sopravvive nell'ambiente sotto forma di spore, involucri resistenti capaci di restare vitali per settimane o mesi su oggetti e superfici. Alcuni ceppi producono due tossine, indicate come tossina A e tossina B, che danneggiano la mucosa del colon. La presenza del batterio nell'intestino non coincide con la malattia: si parla di infezione solo quando alla positività dei test si accompagnano i sintomi. Negli adulti sani la colonizzazione riguarda una quota ridotta della popolazione, stimata in letteratura intorno al 3%.Come si trasmette











