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Negli scorsi giorni sono riprese le ostilità tra gli Houthi, il gruppo armato che governa parte dello Yemen, e l’Arabia Saudita. È la prima volta dopo la fine di una lunghissima guerra tra le due parti, combattuta tra il 2014 e il 2022, e tra le cause scatenanti c’è un volo aereo.
Il 13 luglio l’Arabia Saudita ha bombardato l’aeroporto di Sanaa, la capitale dello Yemen dominata dagli Houthi, per impedire l’atterraggio di un aereo che trasportava importanti funzionari degli Houthi di ritorno dal funerale dell’ex Guida suprema iraniana Ali Khamenei (è poi atterrato in un altro aeroporto). Gli Houthi hanno risposto militarmente, e hanno finito per annunciare la chiusura dell’importante stretto di Bab el Mandeb alle navi saudite.
Secondo un’inchiesta di Reuters, però, quell’aereo non trasportava soltanto dignitari e diplomatici. A bordo c’erano anche consiglieri militari iraniani, componenti per missili e droni, e oro inviato dall’Iran per finanziare le attività degli Houthi. Questa è l’ultima prova del rapporto molto stretto – ma anche inconsueto – tra gli Houthi e l’Iran.
Gli Houthi sono comunemente definiti come un gruppo alleato dell’Iran e come parte dell’asse della resistenza, cioè di quelle milizie e stati che sostengono l’Iran in tutto il Medio Oriente. Di tutti i membri dell’asse, però, gli Houthi sono tra i più indipendenti: con l’Iran condividono strategie militari e obiettivi di politica estera, ma ci sono anche grosse differenze religiose e di priorità locali.











