L’amministrazione americana, mossa dalla preoccupazione del nucleare in possesso all’Iran non dormiva più la notte, e la sua inquietudine abbiamo visto trasformarsi prima in attacco (spalleggiato dagli israeliani), fino a diventare dopo una guerra vera e propria, che ha provocato, tra l’altro, la chiusura di una vitale arteria di comunicazione marittima: il Golfo di Hormuz.

Siamo a circa settant'anni dal Tnp (Trattato di non proliferazione nucleare), che venne aperto alla firma il 1° luglio 1968 a Londra, Mosca e Washington ed entrato in vigore il 5 marzo 1970, sottoscritto dagli Stati nucleari dell’epoca (Usa, Urss e Regno Unito) oltre che da 40 Paesi non nucleari; oggi se ne contano 191. Le complesse regole contenute nel Trattato oggi le possiamo riassumere in una sola: per gli amici le regole si piegano, per i non amici si applicano in toto.

E così, mente l’India, il Pakistan e Israele hanno tutti costruito le loro bomba atomica ponendosi al di fuori dalle regole del Tnp - senza pagare nessun scotto -, mentre la Germania e il Giappone hanno vissuto per decenni con capacità di riprocessamento di materiale radioattivo assai elevata, che in altre aree geografiche sarebbe stata considerata una “soglia militare invalicabile”, al contrario per altri Stati – come Iraq, Corea del Nord e Iran – abbiamo assistito ad embarghi, sabotaggi e diversi attentati la cui matrice poteva essere facilmente intuibile.