(di Ludovica Castelli, IAI)
Il 22 luglio il segretario all’Energia statunitense Chris Wright e il ministro dell’Energia saudita Abdulaziz bin Salman hanno sottoscritto un accordo di cooperazione nucleare civile – il cosiddetto “accordo 123”, dalla sezione omonima dell’Atomic Energy Act – corredato da un’intesa bilaterale sulle salvaguardie (“bilateral safeguards agreement”): per il Dipartimento dell’Energia, le fondamenta giuridiche di un partenariato pluridecennale da miliardi di dollari. Ventiquattr'ore più tardi il presidente sembrava rinegoziarlo pubblicamente: in un messaggio su Truth Social, Donald Trump ha scritto che l'intesa non contempla alcun arricchimento, riguarda esclusivamente usi non militari ed è interamente subordinata all'adesione saudita agli Accordi di Abramo – condizione assente al momento dell’annuncio, e che Riad ha ripetutamente dichiarato di non poter soddisfare senza un percorso credibile verso la statualità palestinese. Sebbene permangano interrogativi sull'effettiva convergenza tra le parti coinvolte – compresa la posizione di Israele – e nonostante il testo ufficiale non sia stato ancora reso pubblico, emergono già alcuni elementi chiave idonei a delineare la natura di questo accordo in itinere.










