di
Dacia Maraini
La presidente della giuria del Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce spiega perché è doveroso rendere omaggio alla memoria di «mamma Erasmus»
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un testo in memoria di Sofia Corradi, altrimenti nota come «mamma Erasmus», scritto da Dacia Maraini in occasione della XXI edizione del Premio Nazionale di Cultura Benedetto Croce. Quest'anno la giuria, presieduta da Maraini, ha deciso di assegnare il «Premio alla memoria» all'inventrice del programma di scambi universitari che ha plasmato intere generazioni di giovani uomini e donne europee.
Come è successo a molte donne, Sofia Corradi, l’inventrice di un'importante iniziativa culturale, è stata volutamente dimenticata, con quella scarsa stima e scarsa fiducia che il mondo patriarcale ha sempre dedicato alle donne. Oggi capiamo quanto le dobbiamo e cerchiamo di tirare su dalle acque dell’oblio la sua persona, le sue idee, la sua tenacia, la sua creatività nel campo della educazione universitaria. Vogliamo conoscerla meglio? Allora cominciamo dall’inizio: Sofia Corradi nasce a Roma nel 1934 da una famiglia piccolo borghese, il padre ferroviere e la madre casalinga. Giovanissima si laurea in giurisprudenza alla Sapienza di Roma e subito dopo, avendo vinto una borsa di studio, parte per la Columbia University di New York dove approfondisce la condizione degli studenti che si trovano insieme pur provenendo da paesi lontani e diversi. La cultura unisce, le dice l’esperienza, e su questo decide di lavorare. Tornata a Roma presenta le sue credenziali all’università ma la burocrazia della capitale le nega ogni riconoscimento degli studi fatti all’estero. Pare che nessuno dell’amministrazione sapesse cosa rappresentasse la celebre università statunitense. Da quella esperienza deludente Sofia Corradi trae la conseguenza che gli studi localizzati sono troppo isolati, troppo distanti dal resto di un mondo che si sta compattando e omologando. Spinta da questa considerazione comincia a immaginare un sistema di studi stranieri che vengano riconosciuti in ogni paese, senza discriminazioni etniche, politiche, e linguistiche. Nel 1969 Sofia elabora un documento che prevedeva sistemi di equivalenza fra esami sostenuti all’estero e quelli sostenuti nel paese di origine. Da questa idea rivoluzionaria nasce il progetto Erasmus che tanto ha cambiato lo stato degli studenti europei. Nonostante le difficoltà iniziali il progetto viene accettato e reso legale nel 1987 come programma ufficiale Erasmus per la Comunità europea. Ci si potrebbe chiedere perché Erasmus. E la risposta è che il noto filosofo olandese fu il primo a immaginare una conoscenza dal vivo degli studenti dei vari Stati per troppo tempo disuniti, da cui potesse nascere una coscienza culturale e politica dell’Europa unita. Nonostante molti dinieghi e molte difficoltà, il progetto di Sofia Corradi prende piede e diventa uno degli strumenti più efficaci per la costruzione di una cultura europea consapevole e pacificamente convivente. Se per quasi cento anni abbiamo avuto la pace in una Europa che si dilaniava in guerre intestine lo dobbiamo anche alla originale e splendida idea di Sofia Corradi che ha aiutato le nuove generazioni a sentirsi parte di un corpo più ampio della città dove ciascuno è nato e ha studiato. Oggi l’Erasmus sembra un bene europeo a cui tutti i giovani fanno riferimento, e nessuno si chiede come sia nato. Ma noi ci teniamo a ricordare che l’idea nasce da una donna intelligente e rivoluzionaria che dovremmo commemorare con più riconoscenza e gratitudine.







