A Sofia Corradi, la “Mamma Erasmus”, va il Premio “Benedetto Croce” alla memoria per la XXI edizione 2026. Nata a Roma nel 1934 e morta nell’ottobre 2025, Corradi è stata soprannominata “Mamma Erasmus” perché nel 1957, al ritorno da un periodo di studi in America, fu la prima a immaginare il “Programma Erasmus” come lo conosciamo oggi. Studentessa di Pedagogia, nel 1957 andò in America per un master alla Columbia University, come previsto dal programma di collaborazione “Fulbright”. Ritornata in Italia, non le fu però riconosciuto il titolo di studio ottenuto negli Stati Uniti. «L'Erasmus è venuto al mondo, prima ancora che per un'intuizione, per un moto di indignazione per come ero stata trattata dall'Università di Roma, la futura Sapienza – aveva raccontato Corradi in occasione del trentennale del programma –. Era il 1959, frequentavo l'ultimo anno di Giurisprudenza e fin lì erano stati tutti trenta e lode. Con tre esami su ventuno da dare, vinsi una borsa di studio e andai a New York. Columbia University. Gli americani mi ritenevano post-laureata, non solo laureata. Quando tornai a Roma chiesi il riconoscimento di quella specializzazione, l’impiegato della segreteria disse: «Columbia University? Mai sentita nominare». E quando arrivò il direttore mi riempì di insulti: “Crede che regaliamo una laurea a chi si va a fare una scampagnata negli Stati Uniti? Torni a studiare e veda di essere promossa". Compresi quel giorno che l'equiparazione dei titoli universitari nel mondo, o perlomeno in Europa, era una cosa da fare». Dopo la laurea Corradi è docente e consulente scientifica della associazione dei Rettori delle università italiane. Lavora far conoscere la sua idea: un’ipotesi concreta di collaborazione tra Stati nell’istruzione universitaria. Consegna centinaia di copie ciclostilate del Memorandum a rettori e ministri. Nel 1969 l’allora ministro della Pubblica Istruzione Aggradi, ha adottato il memorandum di Corradi come base per il disegno di legge per la riforma dell'università italiana e nel 1976 c’è il via libera dalla Comunità Europea. L’anno dopo parte il “progetto Erasmus” con l’approvazione del Parlamento di Strasburgo e poi ratificato da tutti gli Stati europei. Nel libro autobiografico “Erasmus ed Erasmus Plus. La mobilità internazionale degli studenti”, Corradi racconta l’impegno dedicato per tutta la sua vita a riconoscere, tutelare e valorizzare ildiritto internazionale allo studio. I primi studenti sono partiti con una borsa di studio da 2 milioni di lire, da far bastare per un anno. «Al ritorno — spiegava lei — lo studente di Ingegneria che partecipa all’Erasmus non diventa tanto un migliore ingegnere, quanto una migliore persona». Sono 16 milioni studenti e studentesse che hanno partecipato al programma in quasi 40 anni di attività. «Il Premio Croce, facendo suo il “Sogno di Sofia Corradi”, le conferisce il Premio alla memoria per la XXI edizione del 25 luglio 2026 – si legge nel comunicato del premio culturale - in un momento difficile per l’Europa, discussa e poco apprezzata mentre infuriano venti di guerra che spingono in direzione dei nazionalismi e dell’isolamento».
Il premio “Benedetto Croce” a Sofia Corradi, la pedagogista che inventò l’Erasmus
Il ricordo di “Mamma Erasmus” che raccontava così il programma di studi internazionali: «Non serve tanto per avere studenti migliori, ma persone migliori»






