Pubblicato il: 24/07/2026 – 9:13
di Fabio Benincasa
COSENZA «Momo (così l’ho sempre chiamato) era un ragazzo molto solare e che soffriva dentro per la morte del padre Rijad, motivo per cui spesso si chiudeva in sé stesso, spegnendosi. Viveva con la madre e la sorella, ma era inquieto “dentro” e trovava conforto nell’hashish, nella PlayStation e soprattutto nel giocare a calcio». A parlare è l’avvocato Osvaldo Rocca, legale di Mohamed Amin Bessioud, cosentino di origini tunisine, di 25 anni, che ieri ha perso la vita dopo essersi gettato dal balcone di uno stabile a Cosenza nel corso di un controllo dei carabinieri. «In questi ultimi mesi era oggetto di una infinità di perquisizioni da parte delle Forze dell’Ordine e temeva di rientrare in carcere (dove era stato recluso per un anno da novembre 2024 a novembre 2025, e stava scontando il residuo in detenzione domiciliare).Purtroppo non riusciva a smettere di fumare, ma viveva un calvario di controlli continui e mi riferiva di essere costantemente “minacciato” (…) gli chiedevo di chiamarmi ogni volta che sarei volato a casa sua. Ma come sempre diceva: “eh Osvaldì…oramai lo so che mi controlleranno ogni giorno, tanto sono a posto“…solo per fami stare tranquillo». Il legale prosegue nel racconto.«Momo stava scontando una pena in regime di detenzione domiciliare e grazie alla sua condotta era stato autorizzato ad uscire quattro ore al giorno, ma l’inquietudine lo portò l’8 marzo 2026 al primo gesto estremo, un tentativo di suicidio, che venne sventato dal 118 per poi essere “indirizzato” dalla Psichiatra dell’Ospedale di Cosenza, convincendolo che doveva combattere questo demone interno».«Momo aveva compreso che aveva bisogno di aiuto, perchè alternava momenti di vero e proprio panico a giorni e giorni di “apatia”, così ottenne dal giudice Tricò la autorizzazione a seguire un percorso al Csm ed anche al Serd». Secondo il legale, «nei mesi scorsi, erano stati trovati circa 70/100 gr di hashish ed inutilmente si era tentato di spiegare che aveva questo maledetto vizio e fumava continuamente».Il legale si sofferma sulle parole della mamma del giovane 25enne che davanti alle nostre telecamere ha fornito la sua versione dei fatti. «Ho ascoltato quanto affermato dalla madre Nabila, e se fosse vero pare vi sia stata una sottovalutazione della situazione, perchè ho visto Momo in fase di “panico” o in stato quasi isterico ed ho sempre temuto che potesse arrivare a conseguenze estreme….visto quanto accaduto l’8 marzo 2026». «Oggi piangiamo un ragazzo di 25 anni, che forse andava compreso ed aiutato e la sua morte chiede Giustizia, chiede che forse vadano adeguati o rivisti i manuali e/o le tecniche di intervento», chiosa il legale.









