"Serve una riflessione sull'adeguatezza delle regole di intervento delle forze dell'ordine in contesti di particolare fragilità: il ragazzo era visibilmente agitato, tremava e piangeva, e veniva già da un precedente tentativo di suicidio. In quel momento sarebbe stato necessario adottare cautele diverse, come avvisare i sanitari del 118 o far entrare la madre per farlo calmare". Lo dice all'ANSA l'avvocato Osvaldo Rocca, legale della famiglia di Mohamed Amin Bessioud, il 25enne di origine tunisine e cittadino italiano, che si è tolto la vita a Cosenza durante una perquisizione dei carabinieri all'interno della propria abitazione, secondo il quale è necessario fare luce sulla gestione della situazione. Secondo quanto riferito dal legale, il giovane — che aveva avuto recenti vicissitudini giudiziarie ed era ai domiciliari per piccolo spaccio e uso di sostanze stupefacenti, per le quali stava seguendo un percorso di recupero con il Ser.D e i servizi sociali — stava attraversando un momento di profonda fragilità psicologica, accentuatasi dopo un periodo di detenzione in carcere.
"Non parliamo di un profilo criminale di spessore — ha chiarito l'avvocato Rocca — ma di un ragazzo problematico che necessitava di supporto. Riteniamo che la pressione e le modalità verbali dell'intervento possano aver agito da innesco in un soggetto già fortemente vulnerabile. È necessario fare piena luce su come sia stata gestita la situazione in quei minuti cruciali". Nessun particolare è emerso al riguardo, neanche se sia stato iscritto a 'modello' 45 bis, il registro separato destinato alle annotazioni preliminari previsto dalla nuova legge per le forze dell'ordine. La Procura sarebbe in procinto di disporre l'autopsia sul corpo di Bessioud che si è lanciato dalla terrazza della propria abitazione dopo che sarebbe stato ammanettato per un quantitativo di hashish trovato nella sua camera. La volontarietà del gesto è stata confermata anche dalla madre che ha assistito alla scena.












