Le Camere penali calabresi contestano la Garante dei detenuti Russo, accusandola di privilegiare la sicurezza repressiva rispetto alla tutela dei diritti.

CATANZARO – È uno strappo profondo quello che si è consumato nelle ultime ore tra il Coordinamento delle Camere penali calabresi e la Garante regionale dei diritti delle persone detenute, Giovanna Francesca Russo, che ricopre anche l’incarico di coordinatrice nazionale dei Garanti territoriali. In una lettera aperta indirizzata ai vertici del Consiglio regionale, al Garante nazionale e all’Unione delle Camere penali italiane, gli avvocati penalisti della regione hanno espresso forte preoccupazione per l’orientamento istituzionale e le recenti dichiarazioni della Garante.

LE RAGIONI DELLA CONTESTAZIONE DELLE CAMERE PENALI CALABRESI CONTRO LA GARANTE DEI DETENUTI

A scatenare la dura presa di posizione dei legali sono stati due elementi in particolare: da un lato, il plauso pubblico espresso dall’avvocato Russo a seguito dell’ultima operazione antimafia della Dda di Reggio Calabria — che ha portato all’incarcerazione di 70 persone — e dall’altro la proposta programmatico-normativa presentata dalla stessa di recente dinanzi alla Commissione Antimafia del Consiglio regionale.