Gli abitanti delle Blue Zone sono famosi perché vivono bene e a lungo. Ma finora sapevamo poco o nulla del loro carattere: che tipo di persone sono, che vita fanno, come passano la giornata? Sì, la ricerca nel campo ci ha già mostrato come siano tendenzialmente persone con forti legami sociali, ma mancava finora un ritratto più dettagliato che ci aiutasse a capire la loro personalità. Ed è proprio con questo obiettivo in mente che un team di ricercatori italiani, dell’Università di Cagliari, ha allestito un nuovo studio sugli abitanti delle Blue Zone. Senza andare lontano gli scienziati hanno deciso di concentrarsi su alcuni abitanti della Sardegna, terra di centenari e che condivide il titolo di Blue Zone con alcune aree del Giappone, Grecia, Costa Rica, California e recentemente anche la Martinica.

Blue zone: focus anche sui fattori psicosociali

La ricerca in questione in realtà, spiega il team di Maria Chiara Fastame nello studio su International Journal of Applied Positive Psychology rilanciato da MedicalXpress, aveva un obiettivo più ampio: far luce più a fondo sulle caratteristiche di personalità degli anziani, e capire in che modo erano collegate alla loro qualità di vita relativa alla salute e al loro benessere psicofisico. Anche per comprendere, si legge nel paper, quanto fossero speciali gli anziani delle Blue Zone, ovvero per “capire se un profilo di personalità distintivo contribuisce all’eccezionale longevità e benessere osservati nelle Blue Zone, o se i loro abitanti più anziani seguono le traiettorie di sviluppo osservate nella popolazione generale che invecchia”. Un tema caro a Fastame, che da anni indirizza i suoi interessi di ricerca sullo sviluppo della mente nell’invecchiamento, in relazione al benessere delle persone anziane, spiega a Salute. La vicinanza con la Blue Zone sarda l’ha poi spinta ad approfondire gli studi della componente psicologica dietro un invecchiamento di successo delle persone anziane. "Principalmente la ricerca nel campo si era concentrata nell'ambito biomedico, studiando la componente della genetica, l'alimentazione, un po' lo stile di vita, però mancava tutto il discorso relativo ai fattori psicosociali”, ci spiega.