Il 23 luglio 2026, al centro congressi Moscone di San Francisco, durante l'evento Advancing AI organizzato da AMD, un umanoide alto un metro e settanta ha salutato il pubblico con un gesto della mano. Non era un giocattolo da fiera tecnologica: era GENE.01, il robot progettato dalla startup italiana Generative Bionics, e a fargli compagnia sul palco, insieme al suo creatore Daniele Pucci, c'era Lisa Su, amministratrice delegata di AMD, una delle figure più influenti nell'industria dei semiconduttori al mondo.

Chi ha assistito racconta di un robot dall'aspetto che ricorda, inevitabilmente, l'armatura di Iron Man: linee pulite, movimenti fluidi, una pelle artificiale che ricopre l'intero corpo. Ma dietro l'effetto scenico c'è una storia che parte da molto lontano, e che riguarda l'Italia più di quanto si potrebbe pensare.

Da Roma alla Francia, fino a Genova

Daniele Pucci ha 41 anni ed è cresciuto in una famiglia semplice, segnata da un lutto arrivato presto: suo padre è morto quando lui aveva sette anni. È un dettaglio che Pucci racconta raramente, ma che aiuta a capire la sua ostinazione: crescendo ha imparato che ogni cosa andava fatta bene, senza scorciatoie.

Si laurea in ingegneria alla Sapienza di Roma e comincia a occuparsi di un campo tra i più ambiziosi della fisica applicata, la fusione nucleare. Rifiuta una borsa di studio al MIT di Boston, poi se ne pente e decide di ripartire da capo. Parte per la Francia, dove consegue due dottorati: uno in fusione nucleare, l'altro in dinamica del volo. Da lì arriva a Genova, dove pensa di fermarsi pochi mesi. Ci resta dodici anni.