Il concept presentato al Ces di Las Vegas diventa prototipo in soli sei mesi: rivestito da una pelle multimodale, è in grado di percepire tocco, prossimità, forza e temperatura. Il primo caso d'uso industriale con Fincantieri
Gene.01 a gennaio era ancora un concept: una forma che racchiudeva in sé tante idee dall'alto potenziale. Ora, sei mesi dopo, è realtà: il robot umanoide tutto italiano è diventato un prototipo funzionante. Pronto, nel prossimo futuro, a entrare in fabbrica a fianco degli esseri umani. La startup che l'ha creato, Generative Bionics, è guidata da Daniele Pucci. Lui e altri 70 ricercatori provengono dai laboratori dell'Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. E sempre a Genova hanno costruito il loro quartier generale, che sta crescendo sempre di più: oggi i dipendenti sono già un centinaio. «Un robot industriale non deve funzionare una volta sola: deve poter essere costruito, testato e utilizzato in modo coerente, sicuro e, progressivamente, su scala. Più che un semplice prototipo dimostrativo, Gene.01 è oggi la piattaforma funzionale da cui svilupperemo i nostri prodotti industriali specializzati».
Il concetto che sta dietro a Gene.01 è «collaborazione». L'idea è che la macchina debba lavorare insieme all'essere umano, aiutandosi l'un l'altro. Il robot umanoide è infatti ricoperto di una pelle tattile piena di sensori che rilevano tocco, temperatura, prossimità e forza. Tanti input che gli permetteranno di muoversi negli ambienti in coerenza con la presenza umana. «Queste capacità sensoriali sono fondamentali per l’integrazione uomo-robot che sono in linea della nostra missione, “amplifying humans”, amplificare gli umani», spiega Pucci. La seconda parola d'ordine del progetto è adattabilità: Gene.01 è pensato per essere modulabile e personalizzabile in base alle esigenze del luogo di lavoro.









