Il 16 luglio scorso è stato presentato il rapporto INVALSI per il 2026. A fronte delle oltre 200 pagine del rapporto, piene di dati comparativi attraverso il territorio, le diverse annualità e anche le diverse discipline, è possibile estrarre un messaggio sintetico complessivo, magari anche solo per quanto riguarda la matematica? Chiara Giberti si è cimentata in questo compito formidabile. Vediamo cosa ne è venuto fuori.
L’apprendimento è un processo lungo e progressivo: i risultati che osserviamo oggi sono spesso il frutto di scelte e lavoro seminati anni prima. Lo sanno bene gli insegnanti che accompagnano studentesse e studenti per più anni, osservando giorno dopo giorno l’evoluzione delle proprie classi.
Negli ultimi anni, il dibattito educativo è stato dominato dall’impatto della pandemia da COVID-19. Ci siamo chiesti quali fasce d’età fossero state più colpite, se le misure emergenziali avessero accentuato le disparità tra sottogruppi della popolazione studentesca e quanto tempo sarebbe servito per recuperare il terreno perduto.
Le rilevazioni standardizzate, e tra queste le prove INVALSI, non possono fornire risposte causali dirette, ma sono un supporto fondamentale per mostrare l’evoluzione dei risultati di studenti e studentesse, porsi nuove domande e formulare ipotesi senza perdere di vista la complessità del quadro complessivo.








