MILANO – Partono i nuovi dazi Usa contro una sessantina di partner commerciali, dai quali arriva oltre il 99% dell’import negli Stati Uniti: la nuova barriera protezionistica di Donald Trump dopo lo stop imposto dalla Corte Suprema ai precedenti provvedimenti tariffari generalizzati.
Le nuove misure, annunciate dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti (Ustr), prevedono aliquote del 10% o del 12,5% su una vasta gamma di prodotti importati. E generano subito la reazione delle cancellerie. Dall’Australia: “Sono ingiustificati, incompatibili con il nostro accordo di libero scambio e devono essere eliminati". Il Giappone “si rammarica”, la Nuova Zelanda parla di “tariffe estremamente deludenti”.
Kaja Kallas (afp)
Per l'Alta rappresentante dell'Unione europea per la politica estera, Kaja Kallas, sono una “sorpresa negativa” perché “non viene rispettato” l’accordo scozzese siglato con gli Usa e sono soprattutto "infondate" le accuse secondo cui l'Ue non disporrebbe di adeguati strumenti contro il lavoro forzato. "Questo non si può dire dell'Unione europea".
Washington motiva il provvedimento con la necessità di contrastare l'ingresso di merci realizzate con lavoro forzato. Dopo il dazio globale al 10% che era temporaneo a seguito dello stop della Corte alle tariffe reciproche, l'amministrazione si muove ora in forza della Sezione 301 del Trade Act. L'agenzia sostiene – dopo indagini approfondite che dovrebbero mettere l’iniziativa al riparo di decisioni contrarie della Corte – che molti Paesi non abbiano adottato o applicato in modo efficace divieti sulle importazioni di beni prodotti con lavoro forzato.










