Scattano da oggi, venerdì 24 luglio, i nuovi dazi decisi dagli Stati Uniti compresi tra il 10% e il 12,5% a oltre 60 partner commerciali, nell'ambito di una nuova serie di tariffe che, nei piani dell'amministrazione Trump, puntano a contrastare il presunto lavoro forzato. Le misure, diffuse dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa, Jamieson Greer, sono destinate a sostituire quelle globali temporanee del 10% introdotte da Trump, la cui validità scade venerdì, dopo che la Corte Suprema aveva annullato la gran parte delle tariffe globali imposte a febbraio dal tycoon.
La mossa è il risultato di un'indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all'Ue e al Regno Unito. Nell'indagine figura anche la Cina e il Brasile.
Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall'ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio americano: ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5%, al 12,5%.
Entreranno in vigore nello stesso momento di scadenza dei dazi temporanei. Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno interessate dai nuovi provvedimenti che si basano su una disposizione della normativa commerciale frequentemente utilizzata - la Sezione 301 del Trade Act del 1974 - considerata giuridicamente come più solida rispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte Suprema. Esenzioni, inoltre, anche per petrolio, gas e fertilizzanti, oltre ad altri beni che gli Stati Uniti non producono.











