Una compromissione delle vie respiratorie. È quanto emerge dalla tac che è stata eseguita sul corpo di Abderrahim Fakir, morto durante un intervento di polizia, domenica scorsa, in via Svevo al Pilastro di Bologna. L'asfissia è stata causata probabilmente dal fatto che, per circa 5 lunghi minuti, il 42enne di origine marocchina è rimasto schiacciato con il torace al suolo, mentre gli agenti gli immobilizzavano mani e piedi con le fascette. Inoltre Fakir, stando a quanto riferito dai suoi familiari, aveva sofferto in passato di crisi asmatiche.
Sarà l'autopsia, fissata oggi, a confermare o meno se possa essere questa la causa del decesso e se ci siano stati altri fattori correlati, ed indipendenti dall'azione dei poliziotti, ad aver aggravato il quadro. Gli esami tossicologici, per esempio, dovranno stabilire se l'uomo avesse assunto prima sostanze stupefacenti. Dalla tac non sembrano invece esserci fratture sul corpo del 42enne, riconducibili quindi all'arresto messo in atto dagli agenti.La Procura di Bologna, che indaga per omicidio colposo, dovrà verificare le eventuali responsabilità dei due poliziotti e dei quattro sanitari che solo dopo l'ammanettamento sono intervenuti in soccorso della vittima, mentre aveva ancora le fascette ai piedi. Gli agenti sono definiti, nell'atto con cui viene disposta l'autopsia, «persone sottoposte a indagini», in quanto le condotte che hanno portato alla morte del 42enne sono «astrattamente» contestabili a loro.I familiari Nei giorni scorsi la moglie di Fakir ha rilasciato un'intervista all'emittente marocchina Chouftv. «Io conoscevo bene mio marito, eravamo sposati da 13 anni - ha detto - era una persona normale e l'hanno ammazzato così, senza motivo». In un servizio circolato anche sui social la donna, con una veste bianca e il velo dello stesso colore, è in casa sua e mostra alcuni abiti che il marito aveva spedito in Marocco, dove si preparava a passare le vacanze, proprio questo mese. «Quello che è successo non è giusto - insiste la moglie - non è normale, nessuno lo ha aiutato. Non riesco a togliermi quelle urla dalla testa».La zia della vittima, intervistata dalla stessa emittente, sceglie parole ancora più dure e definisce la morte del nipote «un crimine contro l'umanità, un crimine terribile». Punta anche il dito contro l'utilizzo da parte degli agenti dello spray al peperoncino, e afferma: «È soffocato, è morto violentemente. Abderrahim è nostro figlio, è un figlio del Marocco, ma è anche un figlio vostro e della comunità estera. Quello che oggi è successo a lui, domani potrebbe accadere ai nostri figli». «La verità è una sola - aggiunge la nipote del 42enne, Yossra Fakir, che a differenza delle altre due donne parla dall'Italia in un video - Abderrahim era un uomo buono, e la sua vita aveva valore. Noi ci affidiamo alla magistratura e chiediamo chiarezza, verità, giustizia. Non è una storia da archiviare».Mentre proseguono le indagini per capire perché Fakir si trovasse domenica mattina in quel luogo e in quello stato di evidente confusione, dettagli emergono anche sulle modalità con cui sono stati chiamati i soccorsi. A quanto riferito dall'avvocato Gabriele Bordoni, i due poliziotti che assiste, quando sono arrivati hanno chiesto due volte l'invio di ambulanza «con automedica» per una persona «in crisi psichica». L'Ausl di Bologna, però, ha smentito «che le forze dell'ordine avrebbero richiesto alla Centrale operativa 118 l'invio di un'automedica e che tale richiesta non avrebbe trovato riscontro per indisponibilità del mezzo».Secondo quanto si apprende, è possibile che la richiesta dei poliziotti sia stata effettivamente fatta nel dialogo con la propria centrale, ma che poi al 118 non sia stata trasferita in quegli esatti termini. Sono infatti intervenuti i soccorritori della Croce Rossa, mentre il medico è arrivato in seguito, quando Fakir ha smesso di muoversi, e ha potuto solo constatarne la morte. Tutto, comunque, è stato registrato ed è già agli atti dell'inchiesta del procuratore Paolo Guido e dei pm Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, che coordinano la Squadra mobile di Bologna.La manifestazione Dopo le polemiche sugli scontri avvenuti lunedì scorso, un'altra manifestazione è stata convocata per domenica, al Pilastro. Un presidio, a quanto pare non formalmente preavvisato, per chiedere «giustizia», lanciato da varie realtà, tra cui Plat, Si Cobas e collettivi.










