Abbiamo imparato, o almeno dovremmo averlo imparato, che una persona non è «costretta in carrozzina», perché la sedia a ruote le permette di muoversi. Che «diversamente abile» non è l’elegante giro di parole che continuiamo a immaginare. Che la disabilità non trasforma automaticamente una vita in una tragedia e che andare al lavoro, innamorarsi o fare sport non rende una persona con disabilità un’eroina.

Molto di questo lavoro è stato sistematizzato nel 2024 da “Comunicare la disabilità. Prima la persona”, la guida pratica e deontologica del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, curata da Antonio Giuseppe Malafarina, Claudio Arrigoni e Lorenzo Sani.

Lessico, titoli e immagini, ma anche questioni meno immediate: se sia meglio dire «persona con disabilità» oppure, quando è la persona stessa a preferirlo, «persona disabile»; come evitare di raccontare la disabilità solo attraverso la compassione o, all’opposto, trasformando ogni gesto quotidiano in un’impresa eroica; come riconoscere l’inspiration porn, cioè quei racconti che usano le persone con disabilità soprattutto per commuovere o motivare chi non lo è. In questo senso, la guida funziona come una cassetta degli attrezzi per evitare gli errori più frequenti dell’informazione.