Il convegno.17 giugno 2026 alle 00:34

Le parole possono essere usate come pietre oppure come ponti. Possono ferire, alimentare stereotipi e discriminazioni, oppure aiutare a costruire una società più inclusiva. Da questa consapevolezza è partito l’incontro di ieri organizzato al Mu.Be. di Mulinu Becciu attorno al libro “Donne, disabilità e media. Parole vs barriere”, promosso da Giulia Giornaliste Sardegna insieme all’Università di Cagliari e alla Co.a.di. (Consulta comunale delle associazioni per le persone con disabilità).Al centro del dibattito il linguaggio utilizzato da media, istituzioni e società per parlare di disabilità. «La persona viene prima di tutto», ha ricordato Susi Ronchi coordinatrice di Giulia Giornaliste Sardegna. «Attraverso le parole del giornalismo possiamo cambiare lo sguardo delle persone. Non si può più sbagliare: bisogna riconoscere e rispettare le differenze senza trasformarle in etichette».

Doppia discriminazione

Un tema che riguarda ancora di più le donne con disabilità, spesso vittime di una doppia discriminazione. «Nell’informazione ci sono stati molti errori», ha spiegato Sandra Pani. «Si continua a rappresentare la disabilità, soprattutto quella al femminile, attraverso il pietismo o l’idea dell’eroe che supera ogni ostacolo. Bisogna invece raccontare le persone per quello che sono». Un percorso che ha portato alla nascita della Carta di Olbia, documento nato proprio sull’Isola per promuovere una comunicazione più corretta e inclusiva. Le barriere però non sono soltanto linguistiche. «A Cagliari esistono ancora numerose barriere architettoniche – ricorda Lucia Balia, vicepresidente della Co.a.di. –. In Centro, tra tavolini e ostacoli, spesso è difficile muoversi in autonomia. Tra i luoghi difficilmente accessibili anche Castello e il centro commerciale I Fenicotteri, complicata da raggiungere con il trasporto pubblico». Situazioni che, secondo la Consulta, richiedono interventi concreti oltre alle buone intenzioni.