«Io sono Libera di nome e, soprattutto, di fatto». La frase non sta in una card motivazionale su Instagram ma in un’intervista al Corriere della Sera della vicesindaca di Livorno, Libera Camici, e voi ora penserete che questo sia il quattrocentesimo articolo in cui io alzo gli occhi al cielo per il Grande Indifferenziato: la classe dirigente che parla come le influencer.

Potrebbe invece essere una variazione: la classe dirigente che si veste come le partecipanti a “Temptation Island”. La signora Camici si costerna s’indigna e s’impegna perché, essendosi presentata a una conferenza stampa in mutande, i commenti hanno rimarcato che era appunto in mutande. «È stato usato il termine “scosciata”, che non verrebbe mai utilizzato per un uomo».

No, la signora Camici non vuole rimarcare lo svantaggio dei poveri uomini cui anche con quaranta gradi toccano in situazioni istituzionali la giacca e la cravatta. «Chi ha superato il limite sarà querelato».

Ma, benedetta donna, per quale reato? Quello di aver fatto notare a una in mutande che era effettivamente in mutande? Cosa pensava scrivessero, sotto una foto di una tizia in mutande in occasione pubblica: curiosità sulla pedonalizzazione del centro? Domande sulla chetogenica nelle mense scolastiche?