Ancora una volta il corpo di una donna finisce al centro del dibattito. È successo alla vicesindaca Pd di Livorno, Libera Camici, finita vittima di attacchi sessisti e insulti social – persino da colleghi di FdI – per aver indossato degli shorts durante una conferenza stampa assieme al primo cittadino Luca Salvetti.
Ancora una volta il corpo di una donna finisce al centro del dibattito. Un oggetto da sottoporre a sguardi, giudizi e critiche da chi pretende di esercitarvi sopra una qualche forma di controllo. A partire dall'abbigliamento, che deve rispettare gli standard di decenza imposti da una società ancora largamente dominata da uomini. Altrimenti, si perde valore e legittimazione. È successo alla vicesindaca di Livorno, Libera Camici, finita vittima di attacchi sessisti per aver indossato dei pantaloncini durante una conferenza stampa assieme al primo cittadino Luca Salvetti.
"Indossavo semplicemente una camicetta, dei pantaloncini e un paio di sandali", dice a Fanpage.it la vicesindaca del Partito democratico. Questo è bastato per scatenare l'ondata di insulti social e per far gridare allo scandalo i colleghi di una certa parte politica. Come il consigliere di Fratelli d'Italia, Alessandro Perini, che in un lungo post di condanna su Facebook, l'ha accusata di "essersi vestita come fosse in un locale ad Ibiza". I commenti non si sono limitati all'abbigliamento, se fosse poco consono o meno (vale la pena chiedersi se a un vicesindaco in bermuda si sarebbe applicata la stessa morale). Ma il vestiario di Camici, quel paio di shorts indossati liberamente, sono diventati il pretesto per rivolgerle qualsiasi tipo di insulto, per sminuire il suo valore, per screditarla.










