TREVISO «Affrettate e infondate». La famiglia di Alex Marangon, assistita dall’avvocato Stefano Tigani, definisce così le due richieste di archiviazione (una per l’ipotesi di omicidio, l’altra per quella di morte in conseguenza di altro reato) firmate e inviate al gip di Treviso dal sostituto procuratore Giovanni Valmassoi sul giallo che avvolge la morte del figlio, il barista veneziano di 25 anni trovato cadavere nel Piave il 2 luglio 2024. Dopo che, nella notte tra il 29 e il 30 giugno, aveva partecipato a un “rito sciamanico” a base di ayahuasca all’abbazia di Santa Bona di Vidor (Treviso). I genitori di Alex, tramite il loro legale, hanno impugnato entrambe le richieste di archiviazione, come preannunciato.
L’opposizione, formalizzata in questi giorni, si avvale anche di una consulenza tossicologica firmata dalla dottoressa Donata Favretto. E contesta quella che è la linea ribadita negli ultimi mesi dalla Procura. Ossia che Alex quella notte non solo è precipitato da solo dalla terrazza dell’abbazia. Ma ha consapevolmente assunto della cocaina, inalandola, in combinazione con l’ayahuasca, pur conoscendone i potenziali rischi. Per questo motivo il suo comportamento, sempre per la Procura, non poteva essere prevedibile da chi era lì con lui. E quindi nemmeno dai cinque indagati (a carico dei quali resta al momento ipotizzata solo l’accusa di cessione di stupefacenti). Una versione respinta in toto dai genitori di Alex, che ritengono che le cose siano andate diversamente. Senza escludere che il figlio possa essere stato vittima di una potenziale aggressione.Alex Marangon, la rabbia dei genitori: «Delusi, ma continueremo a combattere» LE FERITE Due sono le linee fondamentali sulle quali si basa l’opposizione all’archiviazione. La prima, da sempre ribadita dalla famiglia del barista, riguarda il tipo di ferite riportate da Alex (un trauma al costato e uno alla testa). Per i familiari - che a tal proposito avevano depositato anche due consulenze firmate una dal medico legale Antonello Cirnelli e l’altra dall'ingegnere Giuseppe Monfreda - quelle lesioni «non sono compatibili con una caduta da quell’altezza, in quelle condizioni e con una fitta vegetazione in mezzo». «Andrebbe rifatta una consulenza medico-legale e dovrebbe essere svolto anche un esperimento giudiziale della caduta» sostiene l’avvocato Tigani. Solo una volta fatto ciò, se questi ulteriori accertamenti dovessero effettivamente confermare la dinamica della precipitazione, si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi di morte in conseguenza di altro reato: «Che comunque, secondo noi, è del tutto pacifica».Alex Marangon, la Procura chiede l'archiviazione per i 5 indagati: «Nessun altro responsabile della sua morte». La famiglia: faremo opposizione LA COCAINA Il secondo punto su cui fanno leva i familiari (tramite anche le osservazioni della dottoressa Favretto) è infatti proprio questo. Partendo comunque dal presupposto che «Alex nel suo diario non fa mai accenno alla cocaina, e lui ci scriveva tutto ciò che faceva» - dicono - l’assunzione della “polvere bianca”, a livello di tempistiche, non ha inciso sull’ayahuasca, sostengono. Una visione che si scontra con quella degli inquirenti, per i quali invece Alex si trovava in uno stato di agitazione e alterazione per via del mix di sostanze stupefacenti che aveva assunto. A tal proposito la famiglia ribadisce che «tra gli effetti personali di Alex non è mai stata trovata cocaina e sono state invece trovate ben sette persone (partecipanti al rito, ndr) positive alla sostanza quella sera».A tal proposito i genitori continuano a non credere alle dichiarazioni (che invece sono state giudicate coerenti e attendibili dalla Procura) di chi partecipò alla cerimonia all’abbazia quella notte: «Erano sotto effetto di sostanze stupefacenti eppure lo negarono. Andrebbero quantomeno risentiti». Ma soprattutto, per i familiari del 25enne e i loro legali, «non si può addossare la colpa di questa tragedia alla persona offesa, escludendo le responsabilità di chi ha organizzato una festa del genere, di notte, in un’abbazia con una terrazza potenzialmente pericolosa». Insomma, i genitori lo dicono chiaramente: «Per noi la richiesta di archiviazione è incomprensibile». «Non si tratta di cercare un assassino a tutti i costi - conclude l’avvocato Tigani - ma solo di avere risposte per una morte che non si può chiudere così».








