Milano 24 luglio 2026 – Diciotto nuovi professori arrivano (o tornano) in Bocconi. Tredici sono internazionali e cinque italiani, quasi tutti con esperienze all’estero. “Riaffermiamo la nostra apertura internazionale e la volontà di attirare professori già affermati e i più promettenti che si mettono in gioco”, sottolinea il rettore Francesco Billari.

In questo scenario geopolitico complesso la “campagna acquisti“ in università è ancora più movimentata?

“Sì. Malgrado le difficoltà c’è una forte mobilità internazionale. Ed è giusto che sia così nella ricerca, nella scienza, nell’insegnamento. La chiusura peggiora gli esiti della ricerca e la qualità dell’insegnamento”.

Otto professori su 18 vengono dagli Stati Uniti. Un segnale?

“Attirare dagli Usa non è mai facile, perché lì ci sono università che hanno condizioni economiche di lavoro importanti. Ovviamente non è un momento d’oro per alcune di loro: vengono tagliati spesso i finanziamenti della ricerca, in qualche disciplina sono messi dei limiti anche a quello che si può studiare e noi - che siamo aperti - diventiamo attraenti. In Europa abbiamo un’opportunità importante, dobbiamo mostrare apertura”.