«Mentre compiamo scelte cruciali sull’equità tra generazioni, sull’intelligenza artificiale, sul clima, sulla coesione sociale, stiamo assistendo a un fenomeno preoccupante: si attaccano le università, che hanno contribuito in modo decisivo al benessere del mondo».
Lo ha detto, forte e chiaro, davanti a studenti, corpo docente, ospiti illustri e e autorità, il rettore dell’Università Bocconi di Milano, Francesco Billari, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2025-26. Peraltro «questo attacco avviene anche nelle democrazie, dagli Stati Uniti all’Ungheria, dove politiche ideologiche e pressioni identitarie mettono in discussione l’autonoma innovazione accademica, censurano programmi, limitano la libertà di ricerca e la circolazione dei talenti».
E questo, per il rettore dell’ateneo milanese, «è un segnale che riguarda tutti noi. Perché, se viene meno la fiducia nelle università, viene meno uno dei pilastri della democrazia. È nelle università, infatti, che si sviluppano i saperi e le competenze sociali ed emotive degli studenti. E da qui che emergono soluzioni, analisi, visioni.”
Insomma, “attaccare l’università significa colpire lo spazio in cui, usando il metodo scientifico, si coltivano il pluralismo delle idee, la lentezza necessaria a comprendere, il dissenso argomentato. Significa erodere il terreno su cui si costruiscono libertà più profonde: quella di pensare, di discutere, di essere cittadini attivi».






