<p>La nuova crisi energetica globale, determinata dalla guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, non deve essere trattata limitando lo sguardo alla congiuntura breve prendendo qualche misura tampone nella speranza di una conclusione del conflitto e di una ripresa dei flussi di approvvigionamento energetico.

Questa crisi impone di guardare più avanti e chiedersi cosa è necessario fare per evitarne altre e per garantire la sicurezza energetica in Europa.</p><p>Dal 2022, dall'inizio della guerra russa in Ucraina, l'Europa si è trovata costretta ad affrontare il tema della sicurezza energetica in una situazione di emergenza.

In gioco è la garanzia della stabilità nella fornitura di energia a costi accessibili per i cittadini e per le imprese europee per evitare il rischio di gravi disservizi ed in particolare di perdita di competitività del sistema produttivo europeo.

Tale sfida si lega strettamente a quella della transizione energetica verso l'obiettivo di un'economia a zero emissioni di gas serra entro il 2050.

Il principale quadro di riferimento adottato dopo il 2022 è il piano REPowerEU, che mira a ridurre la dipendenza energetica dalla Russia attraverso, nell'immediato, tre direttrici: la diversificazione delle forniture (in particolare Lng dagli Stati Uniti e nuovi accordi via pipeline con Norvegia, Algeria e Azerbaigian, un aumento della produzione da fonti rinnovabili e una maggiore efficienza energetica.