di Simone Di Meogiovedì 23 luglio 20263' di letturaDiciannove centesimi. Una monetina quasi invisibile che resta sul fondo di una tasca. Una montagna da 85,5 milioni di euro, se viene però moltiplicata per 450 milioni di volte. È qui, in questa operazione algebrica elementare e insieme gigantesca, che consiste il mistero della commessa affidata a tempi record (appena 29 minuti) alla società cinese Luokai Trade dal commissario straordinario, Domenico Arcuri, così come ricostruito dalla Guardia di Finanza. Il prezzo unitario di una singola mascherina era di 49 centesimi, ma nella documentazione ufficiale il costo è stato inspiegabilmente suddiviso in due parti: 30 e 19 centesimi. Suddiviso, peraltro, non dal produttore o da un emissario autorizzato, ma dalla stessa struttura commissariale, che non avrebbe alcun motivo per “manomettere” i prezzi proposti dalle aziende.L’episodio risale al 14 aprile 2020, quando Antonio Fabbrocini, responsabile unico del procedimento e uomo di fiducia di Arcuri, scrive all’avvocato Francesca Iacono, in forze a Invitalia, chiedendole di modificare la formulazione del prezzo inserita nella lettera di commessa appena ricevuta dalla Cina.Il Pd fa scudo al fuggitivo Conte e diserta la Commissione CovidGli orfani di Giuseppe Conte sono andati in tilt e, davanti al capogruppo di FdI Galeazzo Bignami, dimessosi dalla Commi...LA RICHIESTA
Giuseppe Conte, Covid: il mistero degli 85 milioni della commessa cinese | Libero Quotidiano.it
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