di Simone Di Meodomenica 19 luglio 20263' di letturaVentinove minuti. Tanto è bastato perché una proposta da 294 milioni di euro arrivata dalla Cina smettesse di essere un semplice foglio di carta e cominciasse già a diventare un contratto. Un discutibile record mondiale conquistato dal Governo di Giuseppe Conte e dal commissario straordinario anti Covid, Domenico Arcuri, di cuiracconta la Guardia di Finanza in una delle informative dell’inchiesta (archiviata) sulle mascherine farlocche. Prestate attenzione alla successione degli eventi: alle 16. 50 del 13 aprile 2020, Zou Xiao Lu, general manager di Luokai Trade, spedisce a uno dei broker, Andrea Vincenzo Tommasi, una fattura proforma per 600 milioni di mascherine chirurgiche. Prezzo: 49 centesimi l’una. Totale: 294 milioni. Dentro ci sono il profilo della società, i certificati CE, i rapporti di prova e le diverse ipotesi di trasporto. Il pacchetto completo, insomma. O almeno così sembra.Appena 7 minuti dopo, alle 16.57, Tommasi gira tutto ad Antonio Fabbrocini, responsabile unico del procedimento, con Mario Benotti in copia. Il messaggio recita: «Antonio, in allegato offerta per le mascherine chirurgiche come da tua gentile richiesta. Resto a tua disposizione per ogni ulteriore chiarimento». “Come da tua gentile richiesta”: poche parole che raccontano un pezzo di storia rimasto fuori dal fascicolo: qualcuno aveva già chiesto a Tommasi di portare un’offerta. Quando? Con quali condizioni? Perché proprio lui? E perché Tommasi avrebbe scelto proprio Luokai? Domande rimaste senza risposta.Covid, scandalo infinito: mascherine scadenti? No, come non averleIl grande inganno della sicurezza. Tranne pochi irriducibili (Giuseppe Conte, Domenico Arcuri e relativi guardaspalle), ...Alle 17. 19, cioè 29 minuti dopo l’arrivo della proposta dalla Cina, Fabbrocini la inoltra a Francesca Iacono, dipendente di Invitalia. Una riga sola: «Francesca, potresti predisporre il contratto per questa proposta. Grazie». Non “verifica”. Non “valuta”. Non “fammi sapere”. Predisponi il contratto. La macchina, a quel punto, è già partita. Evidentemente, Fabbrocini aveva buoni motivi per fidarsi. O semplicemente era molto ottimista.Francesca Iacono lo racconterà il 31 marzo 2021 alla Guardia di Finanza, quando verrà sentita come persona informata sui fatti. La professionista non faceva parte formalmente della Struttura commissariale, ma lavorava nell’ufficio di Invitalia che trasformava le proposte selezionate in lettere di commessa da sottoporre ai vari Rup e al Commissario straordinario, Arcuri.