Un milione di euro all’anno che in Brianza sparisce dai circuiti di tracciamento del denaro, il sospetto è che anche a Monza lavorino le banche sotterranee cinesi. Da un decennio è in corso un fenomeno anomalo nel conteggio delle rimesse della comunità cinese residente nella provincia monzese, un crollo da quasi un milione a pochi spiccioli dei soldi che ogni anno vengono trasferiti dalla Brianza alla Cina. È quello che raccontano i numeri della Banca d’Italia sulle rimesse, numeri aggiornati annualmente per tutti i territori italiani e che, incrociati con i risultati delle inchieste che stanno emergendo in tutto il Nord Italia, portano a pensare che anche qui operino le “Chinese underground banks”, un sistema bancario parallelo, informale e invisibile ai controlli, capace di far viaggiare il denaro senza lasciare traccia.
Sono i numeri a dire che qualcosa non torna. Perché negli ultimi 10 anni la comunità cinese in Brianza è rimasta abbastanza stabile, con circa 3.100 residenti, tra i 1.527 uomini e le 1.606 donne censiti nel 2025. È la nona nazionalità straniera per diffusione in provincia, eppure in un decennio il denaro verso la Cina transitato attraverso i canali ufficiali si è quasi azzerato. Nel 2016 le rimesse censite dalla Banca d’Italia in Brianza valevano quasi 1 milione, 948mila euro per l’esattezza. Già l’anno dopo erano calate di circa il 30%, 616mila euro nel 2017, poi il crollo nel 2018 a 127mila euro e via via sempre meno, fino al 2025 in cui restano 26mila euro.







