All’inizio di febbraio, un’analisi condotta dalla finanziaria di Colleferro ha permesso di rintracciare due società utilizzate per movimentare ingenti somme di denaro destinate al Paese asiatico: erano in pratica scatole vuote attraverso la quali transitavano fiumi di denaro. La Guardia di finanza ha documentato che almeno 30 milioni erano finiti nei circuiti finanziari cinesi. La tecnica era quella del trade-based money laundering, cioè il riciclaggio di proventi di attività commerciali attraverso l’emissione di false fatture emesse per coprire i flussi finanziari. Sempre a febbraio, un’indagine coordinata dalla Procura di Ancona ha scoperchiato un altro vaso di Pandora.
Oltre 60mila imprese in territorio italiano, tutte riconducibili a soggetticinesi, avrebbero riciclato 5 miliardi di euro attraverso l’emissione di fatture false. Tale somma sarebbe stata frutto di evasione fiscale e di altre attività illecite commesse in Italia da soggetti cinesi.











