Un enorme flusso di contanti, almeno un milione di euro, sparito in pochi mesi e trasferito all’estero grazie a false fatturazioni, app cinesi non tracciabili e una rete ben organizzata che univa imprenditori cinesi e veneti. È il cuore dell’inchiesta che ha portato all’arresto di otto persone per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio e al trasferimento fraudolento di capitali all’estero. I soldi arrivavano da bazar, bar, ristoranti, sale slot, negozi di abbigliamento, ma anche da centri massaggi legati, secondo gli inquirenti, allo sfruttamento della prostituzione. Attività gestite da imprenditori cinesi tra Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna.
Il denaro era raccolto in contanti e fatto confluire in una casa di Solesino, nel Padovano, dove veniva nascosto sotto il pavimento, all’interno di un vano creato ad hoc. Da lì, tramite passaggi di mano, bonifici mascherati da operazioni commerciali fittizie e l’utilizzo di app come Wechat e Alipay, considerate virtualmente non tracciabili dalle autorità italiane, prendeva il volo verso conti correnti in Cina.







