di Simone Di Meosabato 11 luglio 20264' di letturaNella immaginifica galassia grillina esistono due o tre buchi neri che continuano a inghiottire la narrazione perfetta della stagione pandemica. Uno ha un nome preciso: Dario Bianchi. Da quando il titolare della JC-Electronics ha raccontato alla Commissione Covid che Luca Di Donna gli avrebbe chiesto una consulenza pari al 10% del valore delle forniture per risolvere i problemi con la struttura commissariale di Domenico Arcuri, il Movimento 5 Stelle sembra avere un solo obiettivo: demolire quella testimonianza, polverizzarne la credibilità. L’ultima carta pescata dal mazzo è Pietro Boria. Professore universitario, collega avvocato e amico sia di Guido Alpa sia dello stesso Di Donna. Dovrebbe essere lui l’uomo capace di far crollare il castello costruito dall’imprenditore. C’è solo un particolare. Boria non ha assistito alla scena principale, e quel che sa è perfettamente inutile ai fini investigativi. È proprio il docente a raccontarlo in un’intervista concessa al Fatto Quotidiano qualche giorno fa. Il suo ruolo, spiega al quotidiano diretto da Marco Travaglio, si sarebbe esaurito con il primo incontro. Quello nello studio di Alpa. Fine della storia. Tutto il resto gli sarebbe passato accanto senza sfiorarlo.TUTTO IL CONTRARIO
Giuseppe Conte, la vera storia delle consulenze milionarie di Di Donna: grillino all'angolo | Libero Quotidiano.it
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