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In commissione d’inchiesta parlamentare sul Covid si torna a parlare dell’avvocato Luca Di Donna, ex "collega" nello studio legale in cui lavorava Giuseppe Conte prima di diventare presidente del Consiglio. A citare il suo nome due imprenditori, Simone Prete e Pietro Peligra, della società Portobello Spa, durante la loro audizione andata in scena ieri a Palazzo San Macuto. Sollecitati dalle domande dei commissari di maggioranza, i due hanno ricordato quanto accaduto tra il 2020 e il 2021: all’epoca la Portobello, come molte altre aziende, era in crisi a causa della pandemia ed era in cerca di finanziamenti bancari per tenere in piedi la società. In quel frangente «un professionista di nostra conoscenza ci ha presentato il dottor Di Donna», per il quale, ricordiamo, la procura di Roma ha richiesto a febbraio 2025 l’archiviazione nell’ambito di un processo relativo all’acquisto di mascherine.
Era il 2020, e la Portobello decide di affidarsi al legale, che gli sarebbe stato descritto come «collega di Giuseppe Conte» come già emerso durante le audizioni di altri imprenditori, con l’ex premier che ha più volte dichiarato di aver troncato tutti i rapporti col suo ex studio legale dopo l’elezione a Palazzo Chigi -, nonché come «operante in uno studio romano molto importante con rapporti istituzionali di alto livello, in grado di dialogare in maniera fattiva con i vertici di Cdp», allo scopo di poter presentare una richiesta di prestito. Tanto che, spiegano Prete e Peligra, confermando quanto già dichiarato durante l’audizione tenutasi in sede di attività delegata nello scorso luglio, il 30 giugno 2020 stipulano una regolare scrittura privata con Di Donna, con lo specifico incarico di seguire la pratica con Cdp.






