Roma, 23 luglio 2026 – Il modo di bere sta evolvendo e il consumo si ridefinisce attorno a nuovi valori. In questo contesto, il NoLo non si configura come un semplice sostituto dell’alcol, ma ne ridefinisce il ruolo: amplia le occasioni di consumo, rendendo ogni esperienza più flessibile, inclusiva e adatta a molteplici contesti. NoLo è l'acronimo di No e Low Alcohol, e identifica bevande con un contenuto alcolico assente, o inferiore a 1.2%, che comprendono vini dealcolati, birre analcoliche e cocktail/mocktail.

L’indagine “Gen Z, Millennials e Bevande No-Low Alcohol” condotta da Ipsos Doxa per Mionetto, che analizza atteggiamenti, motivazioni e prospettive di sviluppo del segmento NoLo tra le nuove generazioni italiane, ha dunque fatto emergere una maggiore attenzione a uno stile di vita sano. Lo studio, realizzato su un campione di Gen Z (18-25 anni) e Millennial (35-45 anni), evidenzia un passaggio chiave: le bevande low e no alcohol non sono più percepite come un’alternativa “di ripiego”, ma come una scelta positiva e consapevole, legata al desiderio di equilibrio, controllo e benessere, senza rinunciare alla socialità.

Un'evoluzione culturale

Un cambiamento che riflette un’evoluzione più ampia nei comportamenti di consumo. La Gen Z, in particolare, vive una socialità più intensa e fluida e interpreta il bere come un’estensione della propria identità, mostrando maggiore apertura verso nuove modalità di consumo. I Millennials, invece, mantengono un approccio più razionale, orientato alla qualità e al valore, ma sempre più attento al benessere quotidiano. In questo scenario, il segmento NoLo si afferma come una componente sempre più rilevante del panorama beverage: circa 9 intervistati su 10 ne hanno sentito parlare, mentre il consumo regolare resta ancora agli esordi (9% tra la Gen Z e 4% tra i Millennials), segno di un mercato con gran potenziale.