Una delle location delle nozze più discusse del momento, quelle della cantante Dua Lipa a Palermo, è il salone delle feste di palazzo Valguarnera-Gangi in cui Luchino Visconti ambientò il celebre ballo de “Il Gattopardo”. Chissà cosa avrebbe pensato di un uso così disinvolto di un sito culturale Letizia Battaglia, la grande fotografa siciliana scomparsa nel 2022 a 87 anni. Al luogo era legata. Diversi anni dopo il film realizzò uno scatto della sala per rappresentare l’aristocrazia siciliana al tramonto, negli anni delle stragi di mafia.L’immagine fa parte di “Letizia Battaglia. Senza chiedere permesso” una mostra allestita (dal 19 giugno al 30 agosto) a Ischia, località Forio, nella villa La Colombaia, un tempo di proprietà dello stesso Visconti, riaperta da poco alla fruizione pubblica dopo una lunga e problematica ristrutturazione.Tra richiami artistici e cortocircuiti mediatici, dall’esposizione esce fuori l’ampiezza dello sguardo della fotoreporter. Non solo mafia, il possibile sottotitolo. Perché accanto alle immagini di Giovanni Falcone, della vedova Schifani, dell’arresto di Leoluca Bagarella e del corpo senza vita di Piersanti Mattarella, c’è molto altro. Un ritratto di Pier Paolo Pasolini a Milano, unica eccezione di una selezione di foto prodotte in Sicilia. Come quelle che ritraggono due giovani innamorati stesi su un prato davanti alle rovine di Segesta, in un idillio che sembra uscito dalle pagine incantate di Vincenzo Consolo. Un gruppo di ragazzini che lanciano in aria un compagno; due bambini che guardano, ipnotizzati, una colomba bianca; una coppia che si fa la doccia in uno stabilimento di Mondello: nel bianco e nero si può cogliere il brivido che il getto d’acqua produce sul corpo ossuto dell’uomo, mentre la donna ride davanti all’obbiettivo. Scene da una terra come le altre.«Battaglia si è sempre opposta all’idea che il suo archivio potesse essere ridotto a un repertorio della violenza. Le sue fotografie raccontano certamente il sangue che ha attraversato Palermo, ma soprattutto la vita che continuava a esistere attorno a quel sangue. È proprio questa complessità che oggi appare come uno degli aspetti più radicali del suo sguardo», spiega la curatrice della mostra, Chiara Arturo, artista ischitana. Racconta di averla conosciuta agli inizi della sua carriera: «Mi colpì il desiderio con cui continuava a difendere la complessità del suo lavoro e a sottrarsi alle definizioni troppo strette».In effetti già nel 1992 Battaglia lasciò la cronaca nera. Non è una data casuale: «Rimase scioccata davanti ai cadaveri di Falcone e Borsellino. Mentre i colleghi si affannavano per ottenere lo scatto più sensazionalistico, lei non trovò la forza per togliere la macchina dalla custodia», raccontano i nipoti Marta e Matteo Sollima, custodi del suo sterminato archivio che secondo una stima approssimativa annovera oltre 500mila negativi. «E pensare che non era un tipo arrendevole. Dichiarava di scattare sempre dalla distanza di un cazzotto o di una carezza e non era un modo di dire. Quando fotografò Bagarella, uomo efferato e violentissimo, il mafioso in manette le sferrò un calcio, ma lei non arretrò».Aveva iniziato per caso, nel 1969. Cercava lavoro dopo il divorzio dal marito, imprenditore palermitano. «Pensò di darsi al giornalismo e l’allora direttore dell’Ora di Palermo, Vittorio Nisticò, le affidò un articolo su una prostituta, chiedendole di fare anche una foto della donna». Dopo andò a Milano, dall’Ora passò a Le ore, rivista che trattava di nudo ed erotismo; Pasolini fu immortalato nel corso di una delle tante contestazioni che l’intellettuale subì, durante un dibattito sulla censura. Nel 1974 il ritorno in una Sicilia dilaniata da Cosa nostra: «La sua produzione gronda sangue, ci diceva che cosa tremenda fossero gli odori sulla scena del delitto. E proprio per recuperare un po’ di bellezza iniziò a riprendere altro, dai bambini alle feste di paese, gente comune, momenti in cui la vita quotidiana parlava di una Sicilia normale». Dalla fine degli anni Ottanta si occupò di politica, aggiungono i nipoti: «Fu eletta nelle file dei Verdi ma si era sempre dichiarata comunista. Quando entrò nel consiglio regionale trovò lo stipendio troppo alto e ne devolse una parte alla produzione di una rivista indipendente palermitana, Grandevù».A proposito di bellezza e politica, la mostra è organizzata dalla Regione Campania nel quadro del rilancio di villa La Colombaia, chiusa a lungo da una combinazione di dissesti finanziari, problemi burocratici, contenziosi legali; è stata riaperta ufficialmente nel 2023. Immersa nel bosco di Zaro, l’edificio si trova in una posizione panoramica spettacolare, sospesa sul mare della baia di San Montano. Fu costruita a inizio Novecento da Luigi Patalano e ha un’impronta art nouveau e liberty, con pavimenti recuperati da ville storiche (poi depredati). Vanta un parco popolato da eucalipti, lecci e pini di cui si prendeva cura personalmente Visconti che la acquistò nel 1945. Dal 1998 è di proprietà del comune di Forio d’Ischia, è stata dichiarata di interesse nazionale dal ministero della Cultura. Oggi ospita anche un museo dedicato al regista con foto di scena, copioni e costumi delle sue pellicole.