Sotto la superficie di alcuni terreni industriali in provincia di Novara, per anni, sarebbero finiti migliaia di tonnellate di rifiuti provenienti dai cantieri. Materiali classificati come inerti, ma anche terre contaminate da idrocarburi e sostanze potenzialmente pericolose, smaltiti senza le procedure previste e trasformati in una fonte di guadagno illecito. È il quadro ricostruito dai carabinieri nell’indagine chiamata “Terre Pulite”, che ha portato a un blitz tra le province di Verbania e Novara con otto persone raggiunte da misure cautelari. Al centro dell’inchiesta un presunto sistema legato al settore del movimento terra, con accuse che spaziano dal traffico illecito di rifiuti alle intimidazioni con metodo mafioso, fino a episodi di usura e gestione occulta di società.

Secondo gli investigatori, il meccanismo avrebbe permesso di smaltire illegalmente circa 12mila tonnellate di rifiuti inerti e oltre 500 tonnellate di terre da scavo contaminate da idrocarburi e Ipa, gli idrocarburi policiclici aromatici, composti considerati potenzialmente tossici e cancerogeni. Un affare costruito sul risparmio: evitare i costi regolari di smaltimento avrebbe consentito di abbattere le spese di circa 300 mila euro, mentre un’ulteriore somma, stimata in 350 mila euro, sarebbe derivata dal mancato pagamento dell’ecotassa regionale.