Oltre due cani su dieci tra quelli entrati nel 2025 nei canili rifugio dei 221 Comuni mappati da Legambiente non sono stati adottati, restituiti ai proprietari o accolti dalla comunità come cani di quartiere. Si tratta di circa 3mila animali che rischiano di restare nelle strutture per lungo tempo o per tutta la vita. Proiettando il dato sul territorio nazionale, l’associazione ambientalista stima che possano essere più di 14mila i cani esposti alla stessa sorte.

La fotografia arriva dal XV rapporto nazionale Animali in Città, intitolato Il costo dell’inazione. Prendersi cura prima: animali, persone e comunità nelle politiche di prevenzione, presentato a Roma a pochi giorni dalla Giornata internazionale del cane randagio del 27 luglio.

L’indagine analizza le risposte fornite da 221 Comuni su 447 e da 43 aziende sanitarie, dati dai quali emerge che a riempire i canili rifugio non sono soltanto gli abbandoni estivi. Tra le cause più frequenti emergono le cucciolate casalinghe incontrollate, le conseguenze del crescente mercato online, la mancata iscrizione all’anagrafe e l’assenza di una formazione di base per chi decide di accogliere un animale. I cani non registrati restano invisibili al sistema fino a quando non vengono ritrovati vaganti e trasferiti in una struttura.